Vi faremo sapere il resto (vedi luogo, data e ora) in tempo
O, come nel nostro stile, appena in tempo...


<----credo sia lui :) 
Sabato 29 gennaio 2015-06.20
DRIIIIIIIN-DRIIIIIIIN-DRIIIIIIIIIIN
Mi sveglio di sprassalto al suono insistente della mia sveglia.
"Uffa, non l' hai disattivata ieri?" dice Chris con la voce roca tipica di chi si è appena svegliato
"Mi sono dimenticata..." rispondo io con il medesimo tono.
Mi metto seduta con le gambe incrociate sul letto e mi guardo intorno: la stanza è illuminata da un pallido sole mattutino (probabilmmente ieri sera nessuna di noi due ha abbassato la saracinesca), Chris è attorcigliata tra le sue coperte e la camera sembra quasi vuota senza i vestiti a ricoprirne ogni centimetro.
La nostra stanza non è tanto grande, ma abbastanza per avere due letti a una piazza e mezza, due comodini e un cassettone, appoggiato sul quale c' è il nostro stereo; era di mio zio, ma lui non lo usava mai così lo avevo gentilmente preso in prestito. Il muro è bianco, ma è ricoperto: su una parete dalle fotografe dei nostri viaggi tra le quali spiccano quella di New York (Io, Chris, Mary e Anmary sedute sul cofano di un taxi insieme al taxista barbuto che ci aveva gentilmente permesso di fare la foto) e quella a Ibiza (Sempre noi quattro sugli scogli) in quanto erano molto più grandi delle alte; Su un' altra parete c' è un' altra foto di noi quattro al cinema con tanto di pop-corn e coca-cola sopra la quale attaccavamo tutti i biglietti dei film visti al cinema, è una foto grandissima ed è quasi del tutto ricoperta; sulla parete della porta invece c' è un disegno che ha fatto Chris, sono dei ghirigori tra i quali spunta il triskell
celtico con quattro puntini disegnati sopra una delle tre "pance" che rappresentano noi quattro. Io e Chris ci conosciamo fin da bambine e avevamo incontrato Mary e Anmary alle medie. In seconda eravamo diventate amiche inseparabili tanto che per i nostri 16 anni ci eravamo tatuate le nostre iniziali (CMAC) in tengwar, l' alfabeto elfico, seguite dalla data in cui avevamo fondato ufficialmente il nostro gruppo (19.10.2007). Avevamo anche un raccoglitore dove tenevamo le nostre foto più belle e tutto ciò che potevamo conservare ed ero io a custodirlo gelosamente in un cassetto nella mia vecchia cameretta.
"Non hai intenzione di svegliarti adesso vero?" mi dice Chris in tono di accusa
"Vado a fare la doccia..." io non ero come lei, una volta che mi svegliavo non mi riaddormentavo più.
Esco dal bagno accompagnata da una nuvola di vapore e dalle note di Let it Be dei Beatles che si sentono in tutto l' appartamento, è lo stesso CD di ieri sera.
"Non volevi rimetterti a dormire?" chiedo a Chris che sta facendo colazione in cucina
"Ormai ero sveglia, tanto vale che ci prepariamo e andiamo adesso a fingere di fare shopping."
"Giusto!" Tanto il sabato mattina non avevamo lezione quindi mi vesto velocemente e mi asciugo i capelli. Indosso un normale paio di jeans neri sotto una maglietta grigia con delle stampe nere he avevo comprato durante il mio primo viaggio a New York in compagnia di mio papà, la sua compagna Manuela e le mie due sorelline, nonostante l' avessi presa quando avevo solo 15 anni mi calzava ancora a pennello. Sopra metto una felpa nera pesante e una sciarpona fucsia più la giacca.
"Guarda che non stiamo partendo per una spedizione in Siberia!" mi dice Chris
"Guarda che fuori si gela!"Ribatto io fingendo di masticare una cicca e dando inizio ad una conversazione sul freddo costellata di "guarda" *
"Guarda che morirai di caldo!"
"Guarda, sono certa che starò benissimo!"
"Guarda, io te l' ho detto, poi fai un po' quello che vuoi..." ci mettiamo a ridere e usciamo di casa insieme ad Aki, felice che la passeggiata di questa mattina sarà più lunga. Si, sono certa che ha capito che andremo a fare shopping, è un cane intelligente il mio!
Percorriamo le solite scale della nostra palazzina e usciamo dal portone rosso richiudendolo alle nostre spalle. L' aria fredda del gelido inverno tedesco mi colpisce in pieno viso portandomi a nasconderlo ancora nella mia sciarpa gigante. "Io ti avevo detto che faceva freddo..." dico a Chris che riesce a sentirmi nonostante il suono della mia voce sia ovattato a causa della lana.
"N-non ho fre-freddo..."risponde lei con le labbra che le tremano
"Voui la mia sciarpa?" Lei ha sempre sofferto di cose come la bronchite o la tonsillite, poi io ho anche la giacca pesante
"N-no" la solita testarda!
"Quando ti ammalerai io ti guarderò ridendo e dirò "Te l' avevo detto"..."
Lei sospira "D-dammi quella sciarpa!" me la sfilo e gliela passo.
"Allora, da che parte?" chiedo
"Non saprei... Di la?" è la strada che facciamo di solito per andare all' università, opposta a quella che prendo quando devo andare a lavorare.
"Anche oggi?"
"Bhè, non è che ci siano molte altre possibilità..."
"Daccordo..." iniziamo a camminare con Aki al seguito, ovviamente guinzagliato, che ogni tanto si ferma a guardarsi in giro
Eravamo appena uscite dal quarto negozio, avevamo provato due magliette, due vestiti, qualche maglione e un completo che avrebbe comprato solo un' ottantenne negli anni Sessanta. Non avevamo comprato niente, anche se nel secondo negozio ero stata molto tentata ad acquistare una collana con un ciondolo molto particolare, ma avevo resistito
"è una tortura!" esordisce Chris guardando una vetrina dentro la quale faceva bella mostra di sè un bellissimo giubbino in pelle marrone
"Hai ragione, l' idea del "guardare, ma non comprare" non è stata così geniale"
"Abbiamo almeno i soldi per un caffè?"
"Quelli ci sono sempre!" Non rinuncerei mai ad un buon caffè caldo, con il freddo che c' è poi è l' ideale
Ci fermiamo in un bar di fronte a quella che riconosco come l' uscita posteriore dell' università. Ci metto un po' a ricordarmi che è proprio su questa strada che si trova la casa dove abita il fratello di Tom. Provo a dirlo a Chris, ma lei non mi ascolta.
"Chris, Chris, mi faresti il favore di cagarmi un secondo?!"
"No. Guarda dietro di te..."
Io mi giro e inizio a guardare la strada alle mie spalle: vedo gente che cammina, che è ferma a chiacchierare, macchine che corrono, ma niente di particolare.
"Non vedo niente"
"Alla tua destra" mi sussurra lei. Volto la testa e lo noto. Tom stà camminando per la strada proprio di fianco a me, senza pensarci mi giro dall' altra perte
"Non farti vedere..." dico
"Ormai ci ha superato..." Tiro un sospiro di sollievo
"Oggi è sabato, verrà a lamentarsi per il libro..."
"Aspetta un attimo... Che ore sono?"
"è l' una meno cinque..."
"Cosa?!"
"Merda! Io tengo Aki, vai!"
"Ci vediamo dopo..." Mi avvio velocemente verso la biblioteca/libreria. Dovrei essere al lavoro da quasi mezz' ora. Normalmente non mi preoccuperei di un ritardo simile, ma l' ultima volta la signora Kennet ha accinentalmente parlato a Steve, il propietario, dell' accaduto di mercoledì e lui mi ha diffidato dal ritardare nuovamente, pena: la riduzione dello stipendio, e io non posso permettermelo. Quando arrivo vicina al negozio rimango pietrificata. Appoggiato alla porta c'è Tom. Cammino decisa fino all' entrata. Che sbruffone! Se ne stà appoggiato ad aspettare che apra!
"Buon giorno!" mi saluta lui
"Buon giorno!" rispondo io
"Non saresti dovuta arrivare mezz' ora fa?"
"Si." apro la porta ed entro
"Sono venuto a lamentarmi del libro."
"Immaginavo- mi sistemo dietro al bancone- allora, proprio non ti è piaciuto..?"
"In genere non mi piacciono i dentisti..." Dentisti?
"Scusa, che libro avevi comprato?"
"Il vecchio che leggeva romanzi d' amore..." Come immaginavo...
"Di la verità, non l' hai letto."
"Si invece- dice convinto per poi abbassare lo sguardo- le prime due pagine..."
"Credo che non si possa lamentarsi di un libro se non lo si ha neanche letto..." Ora la domanda è: che cosa ci fa qui?
"Lo credo anch' io..."
"A questo punto dimmi: perchè sei venuto?"
"In parte perchè speravo che sarei riuscito a farti credere di averlo letto..."
"Potevi almeno cercare il riassunto su internet..."
"La prossima volta lo farò...- Un attimo, la prossima volta? E poi qual' è l' altro motivo?- Allora, hai un altro libro da consigliarmi?"
"Prima finisci di leggere quello di Sepulveda, poi vediamo...- ok, sono troppo curiosa- Qual' è l' altro motivo per cui sei venuto?" Lui alza le spalle
"Forse avevo voglia di venirti a trovare" Rimango spiazzata da quest' affermazione
"Ah..." Cade un silenzio imbarazzante che viene rotto dal rumore assordante di un tuono. Non me n' ero accorta, ma fuori è inizziato un temporale. La pioggia batte insistente sulla vetrata del negozio
"Wow, c'è il diluvio universale là fuori...- dice Tom preoccupato- cazzo, non ho neanche l' ombrello!"
"Noi dovremmo averne..." Esco dalla mia postazione per aprire la porta sul retro
Il ripostiglio è piuttosto incasinato, ma sono convinta di aver visto un ombrello rosso l' ultima volta; inizio a rovistare tra varie scartoffie e scatoloni, ma niente. Torno alla mia scrivanie e dò la notizio a Tom
"Non importa casa mia non è molto lontana..."
"Ti laveresti completamente anche solo uscendo qualche secondo...- improvvisamente mi balena un idea in testa, ma ci penso un po' su prima di esporla, finchè mi decido- potresti aspettare qui che smetta..."
"Potrei?" chiede lui con l' ombra di un sorriso sulle labbra
"Potresti..." rispondo io fingendomi indifferente
* Ricordate le cassiere di Sonny tra le stelle?Cap.4
Missione armadio
Venerdì 28 gennaio 2015 - 16.20
Sono al lavoro e mi sto annoiando a morte. Non ho niente da fare così prendo il mio telefonino dalla borsa e chiamo Chris. Suona. Suona ancora. Clik
"Scusa Corby ti richiamo dopo sono nei casini ciao!" Clik. Suona. Suona ancora.
Fantastico... Sapere che avrai sempre le amiche, che saranno disposte a farti compagnia in ogni momento, è davvero bello. Chissà poi perchè tutta questa fretta...Rimetto il cellulare nella mia borsa gigante che sta sotto la scrivania, come sempre. La chiamiamo la borsa cadavere perchè un giorno Sara, una mia amica, mi ha detto "Certo che questa borsa è proprio grande, ci potresti nascondere dentro un cadavere!". Da allora era la borsa cadavere.
Mi appoggio con i gomiti al tavolo e sospiro. Chiudo gli occhi un secondo, solo un secondo, che male può farmi, in fondo questa notte non ho dormito niente. Ho studiato fino alle quattro di mattina e la sveglia è suonata, inesorabile, alle 6.30. Sono sfinita, oggi non è venuto nessuno in negozio, perchè dovrbbe entrare qualcuno proprio adesso.
"Ciao!" perchè il destino ce l' ha con me, ecco perchè! Apro gli occhi e trovo un allegro extra large che mi fissa
"Ciao...- dico alzandomi dalla scrivania- sei venuto per lamentarti del libro?"
"No, per quello verrò sabato..."
"Giusto..." è alto. Davvero alto. Ti mette in soggezzione, mi sento stranamente piccola adesso che sono di fronte a lui, e pensare che non sono così bassa!
"Io... Ero nei paraggi e ho pensato di venirti a salutare..."
"Ah..." Ok, lo ammetto, sono alquanto imbarazzata
"Bhè, dato che ora ti ho salutato...- te ne vai?! No è...- posso sapere almeno come ti chiami?" sono tentata di rispondergli "cazzi miei!" ma il propietario mi ha vietato di essere scortese con i clienti... Forse, e sottolineo forse, un po', solo un po', mi fa piacere che abbia chiesto il mio nome...
"Corby." gli porgo la mano e lui la stringe
"Tom- Finalmente extra large ha un nome -Ho come l' impressione che ci siamo già visti..."
"Ehm... Si, mercoledì scorso... - Ma è scemo o ha la memoria veramente a breve termine?- Sai eri venuto per dei CD, ma noi non li vendiamo così-
"Si, quello me lo ricordo, intendo dire prima, prima di mercoledì..."
"Non mi sembra, no." Sono fiera di me, credo di essere stata proprio convincente...
"Ma si, martedì, al ristorante" e invece no...
"Ah,- fai l' indifferente, fai l' indifferente!- al ristorante..."
"Si, eri con un' altra ragazza e io con mio fratello..."
"Si, è una mia amica..."
"Ah, comunque- gli suona il cellulare e lo prende dai pantaloni extra large, legge il messaggio- ...Ora devo andare... Ci veiamo sabato"
"Di sicuro." Bhè, me la merito una piccola rivincita...
Lui si gira e sorride (che si sia ricordato del suo "di sicuro"?). Esce e io resto a guardare la porta come una rimbambita. Prima di ammetterlo a me stessa ci metto un po', ma devo proprio dire che ha un bel sorriso... Comunque non è vero quello che dice Chris, a me non piaccono gli sbruffoni... E anche se fosse, extra large, Tom, mi sta antipatico. Non è niente di più che uno di quei clienti che ogni tanto ti verrebbe voglia di prendere a sberle, antipatico, antipatico, antipatico! Ok, non è proprio così cattivo, infondo è stato carino a venire a salutare... No, che cosa dico?Certo che è antipatico, uno così non può che esserlo... Non mi interessa se questo discorso non ha senso,la conclusione è più che chiara: extra large, cioè Tom, è antipatico!
Sento una musichetta sparata a tutto volume provenire dalla mia borsa, è il mio telefono, al rumore assordante del quale sono sopravvissuta ancora, giuro che entro oggi abbasserò la suoneria...
"Pronto"
"Ciao Corby, ho poco tempo, cosa volevi dirmi prima?" è Chris!
"Niente di che... Solo che adesso extra large ha un nome..." Sono contenta di poter raccontare a qualcuno quello che è successo così le faccio un riassunto veloce sperando che potremmo parlarne per qualche minuto, invece il suo unico commento è "Ne parliamo a casa, ok? Scusa ma oggi è proprio un casino..." Sento il solito clik della chiamata terminata . Sono di nuovo sola nella biblioteca/libreria... Uffa! Che noia! Cosa posso fare tutta sola soletta?
Nella mia mente si fa prepotentemente spazio un immagine: è un ragazzo alto, con cornrows scuri e vestiti larghi, ok, no! Non me ne starò in un negozio vuoto a fantasticare su un ragazzo, che non conosco per di più! Non è da me...
Passo il resto del pomeriggio a cercare di mandare via quel maledetto volto sorridente dalla mia testa, senza successo...
Sono a casa seduta sul divano, con i capelli raccolti in uno chignon disordinato, con addosso un paio di pantaloni della tuta e una maglietta piuttosto orribile che uso solo in casa. Sto leggendo la mia posta elettronica : il primo messaggio è di mia mamma:
Come va? Noi tutto bene. Quand' è l' esame? Perchè non rispondi mai? Domani ti chiamo.
Ti vogliamo bene Mamma e Diego
Diego è il compagno di mia mamma, vivono in quella che l' anno scorso era anche casa mia, dove comunque conservo la mia camera. I miei si sono separati quando io avevo otto anni, ma ho vissuto molto bene quest' esperianza e poi perchè non avrei dovuto? Mia mamma e mio papà sono diventate due persone più felici, i loro compagni sono fantastici, ho acquisito una sorella più grande e un fratello di poco più piccolo, mio papà ha avuto altre due figlie fantastiche... Cosa posso volere di più di una famiglia felice? Rispondo:
Anche io sto bene anche se sono un po' stressata per l' esame di lunedì. Mary e Anmary
verranno a trovarci martedì, si fermano solo qualche giorno, domani quando ci sentiamo,
ti spiego tutto... Anch' io vi voglio bene. Salutami Diego e anche Giada e Gianluca... Baci
La invio e apro la seconda mail, questa volta di mio zio:
Ciao!!! Tua mamma mi ha detto che tra poco hai il tuo primo esame!! Fammi sapere come va!
Saluti dal tuo zio preferito... Che sarei io...
A questa risponderò lunedì. Sto per leggere la terza mail quando Chris entra dalla porta e sfinita si abbandona di fianco a me sul divano. Ha i capelli un po' spettinati e un' aria distrutta.Aki la sente arrivare e salta fuori dalla sua cuccia per andare a salutarla
"Ciao piccolo..." gli dice lei accarezzandogli la testa con gli occhi chiusi
"Stanca?" chiedo io
"Si, oggi al lavoro ci sono stati tremila problemi con un pastore tedesco che hanno trovato ieri. Non puo immaginare quanto sia scatenato, è impossibile da gestire! Tu, come è andata oggi?"
"Niente male, non c'è stato molto movimento così ho avuto un po' di tempo per studiare..." è palese quale sia l' argomento che voglio evitare e ovviamente lei lo capisce. Non che non voglia parlarne con Chris, solo che non saprei neanche che cosa dirle, isomma, io non lo conosco neanche questo Tom! è un cliente della biblioteca/libreria, come gli altri, non ha niente di speciale...
"Bhè, qualcosa è successo..." Mi gurda con un espressione che vorrebbe essere maliziosa, ma che a causa della stanchezza risulta solo ridicola
"Si, ho saputo il vero nome di quello che fino a ieri chiamavamo extra large, oooh, che emozione!" dico ironica
"Quando me l' hai raccontato al telefono sembravi così entusiasta..." replica lei
"Si, certo..." Uffa! Non potremmo parlare di altro... Ok, forse ero un po' entusiasta quando gliel' ho detto prima (forse!), ma è solo perchè era una notizia fresca,qualcosa che non si sarebbe aspettata di sentire, ora è storia vecchia...
"Basta parlarne, dai! Argomento archiviato, ok?"
"No, voglio sapere i dettagli..."
"Poi chiudiamo definitivamente il discorso?"
"Si, promesso" Le racconto cos' è successo per filo e per segno, tanto per farla felice, anche se non mi va un granche di parlarne; non so perchè ma l' argomento extra large, cioè Tom, mi mette un po' a disagio
"Quindi-
"No! Avevi detto argomento chiuso, basta!"
"Ok... Tu hai già cenato?" Il venerdì Chris lavora solo il pomeriggio, ma finisce piuttosto tardi, per le dieci, quindi di solito io mangio prima che lei torni.
"Si, il tuo panino è in cucina, già pronto" Si alza e va a prenderlo
"Dove faremo dormire Mary e Anmary quando verranno?" Ineffetti non ci avevo proprio pensato...
"Non saprei, vedremo..."
Quando avevamo 15/16 anni organizzavamo sempre pigiama party, a casa dell' una o dell' altra, quindi eravamo abbituate a dormire tutte insieme. Ricordo che Mary era sempre la prima ad addormentarsi, io facevo giusto un riposino mentre guardavamo il film di turno, Chris e Anmary invecie resistevano più o meno fino alle sette di mattina quando, sfinite, ci addormentavamo tutte guardando il sole nascente.
"Potremmo unire i nostri letti e dormire tutte lì..." dico
"Bhè, si... potremmo..."
"Fatta?"
"Fatta!"
Io e Chris siamo nella nostra camera. La stiamo osservando da qualche secondo, ferme immobili e in silenzio. L' idea di unire i nostri letti non è così male, il problema è il numero infinito di vestiti che sono sparsi ovunque: sul pavimento, sui comodini, tra le lenzuola, tutto è ricoperto da un tappeto di stoffe di tutti i tipi. Non mi ero mai fermata ad osservare la nostra camera, ma com' è possibile che io non abbia mai notato tutto questo casino!
"Credo che..."dico per poi venire interrotta dalla mia compagna di disordine
"Si..." concorda lei intuendo quello che volevo dirle prima
"Decisamente..." concludo. Il nostro accordo silenzioso prevede che sistemeremo tutto prima dell' arrivo delle altre. Le ragazze sono abbituate al nostro ddisordine, ma nessuna di noi due vuole accoglierle in un porcile.
Vado alla porta dello stanzino adibito ad armadio e lo trovo semi vuoto (Non mi sorprende, i nostri vestiti sono tutti sparsi in giro!).
"Iniziamo adesso?" chiede Chris sottointendendo il fatto che preferirebbe rimandare
"O adesso o mai più!" dico io iniziando a raccogliere dei vestiti a caso e dividendoli in due mucchi, i suoi e i miei. Avevamo una rigida politica riguardo all' armadio: la parete di destra era sua, quella di sinistra mia, quella di fronte alla porta, dove c'era lo specchio, di entrambe ed era adibita alle scarpe, mentre la parete della porta era ricoperta di gancetti pieni di collane, bracciali e anelli di ogni tipo. Ogniuna di noi poteva prenderte in prestito le cose dell' altra a patto che, ovviamente, le chedesse e non le rovinasse irrimmediabilmente.
Entro nell' armadio con i due mucchi e inizio a sistemarli sugli omini delle rispettive pareti mentre Chris è sdraiata sul letto; non la disturbo perchè so che è stanca e ha bisogno di un momento per convincersi a iniziare il lavoro. Quando ho quasi finito il primo mucchio sento della musica provenire dallo stereo in camera: è Forever Yang di Jay-Z e Mr. Hudson. Questo è uno dei miei vecchi CD, risale a circa cinque anni fa. La musica è una bell' idea, aiuta a serntire meno la stanchezza. Torno in camera e vedo Chris che raccoglie vestiti, si gira verso di me e sorride. Canticchiando continuiamo il processo di smistamento e iniziamo anche una sorta di catalogazione dei vestiti in tre categorie: bellissimi, accettabili, da buttare.
"Hai notato che il mucchio dei "da buttare" è immenso?" mi dice Chris ad un certo punto. Mi giro è guardo i nostri tre mucchi: nei "bellissimi" facevano mostra di sè un paio di miei pantaloni, due magliette e un vestitino; gli "accetabili" erano raccolti in un mucchio alto quanto il letto mentre i "da buttare" erano ovunque, buttati a caso sul pavimento ed erano davvero molti.
"Forse dovremmo andare a fare shopping"
"Certo, con tutti i soldi invisibili che abbiamo non sarà un problema spenderne un po'..."
"Giusto... Bhè, andiamo comunque. Guardare non costa niente..."
"Domani?"
"Si!" Shopping. Una parola che mi mette sempre allegria. Rinvigorite da nuovo entusiasmo finiamo il lavoro di sistemazione mettendo via i mucchi "bellissimi" e "accettabili" sugli omini e lasciando i "da buttare" in un angolo della stanza/armadio.
Appoggio l' ultimo vestito sulla parete di Chris, è una maglietta nera semplice, sempre utile
"Sono sfinita!"
"A chi lo dici!" sussurra Chris sdraiata sul suo letto. Chiudo gli occhi
"Allora, a domani..."
"A domani..."
Sono così stanca che mi addormento subito.
Giovedì 27 gennaio - 12.35
Ora di pranzo. Io e Chris siamo sedute sotto un albero con alcuni compagni di università e stiamo mangiando e discutendo dell' imminente esame di letteratura.
"Io non ho preso gli appunti delle prime lezioni" Dice una ragazza con i capelli rossi in un pesante accento francese, essendo la nostra una scuola internazionale di solito parliamo inglese, raramente tedesco e solo una volta mi è capitato di parlare italiano con un ragazzo di Bari che frequenta la mia stessa classe di teatro. Questa francesina non mi sta particolarmente simpatica, mi ricorda una mia compagna di medie e superiori che stava sempre appiccicata a me e Chris, come una cozza allo scoglio, e che non sopportavamo.
"Se vuoi te li posso prestare io"replica John, un ragazzo che viene da Montreal e che ho conosciuto al corso di lettura teatrale a inizio anno. Lui invece è il classico casca morto-sfigato, che ci prova con tutte ma non gli va mai bene con nessuna. La discussione continua ma io sono stanca e non ho alcuna voglia di socializzare con nessuno oggi. Lancio un occhiata a Chris che sembra pensarla come me così, con una scusa ce ne andiamo.
"Ho voglia di un caffè"dico mentre camminiamo per il corridoio settentrionale del campus
"Anch' io... Dov' è la caffetteria?"
"Non lo so, non sono mai stata in questa zona dell' università..." Eravamo arrivate nel giardino posteriore guidate da Jhon, ma, come al solito, non avevo prestato attenzione alla strada
"Fantastico... Siamo due banani- appllativo con il quale la nostra amica Annamaria ci insultava sempre- ora come torniamo a casa?"
"Bhè, ci sarà pure un' uscita anche da questa parte..."
Iniziamo a cercare l' uscita ma senza successo fino a quando incontriamo una bidella alla quale chiediamo indicazioni
"Mi scusi-chiedo io dopo la solita discussione tra me e Chris su chi dovesse parlare con la signora- potrebbe indicarci l' uscita?"
Lei mi guarda con un' espressione odiosa alla "Che cosa vuole questa?!" alza gli occhi al cielo e ci indica una porta
"Percorrete tutto il corridoio e poi a destra... Attente che sto pulendo il pavimento..."
Ci avvimo verso la porta e Chris rassicura la bidella dicendo "Non si preoccupi, staremo attentissim- ovviamente a questo punto scivola sul pavimento bagnato e cade, culo a terra. Io scoppio a ridere e mentre cerco di rialzarla tirandola per un braccio, scivolo anch' io raggiungendola sul pavimento. La bidella ci guarda scioccata balbettando qualcosa di incomprensibile, mentre noi, tra una rista e l' altra ci rialziamo (Siamo proprio specialiste in figure di merda!")
"Mi dispia- cioè, ci dispiace molto... Noi... Bhè, ci scusi..." balbetta Chris mentre io sono in preda ad una crisi di risate che cerco invano di trattenere.
Usciamo dall università, io mi appoggio al muro, guardo Chris e entrambe scoppiamo in una risata coivolgente e non più trattenuta.
"Avremmo dovuto riprendere la scena!" Dice lei in un momento di serietà (o quasi...)
"La cosa migliore è stata la faccia della bidella... L' hai vista?"
"Si, era tipo..." fa una faccia a metà tra lo scandalizzato e l' incazzato
"Uguale!"
Ricominciamo a ridere finchè Chris si ferma
"Che c'è?"chiedo
"Guarda!" Dice facendo segno con la testa veso la strada opposta
Mi sposto dal muro e cerco di individuare quello di cui parla lei. Solo ora noto un' enorme casa in stile tardo medioevo
che mi inquieta un po'. Il portico in pietra è ricoperto di una pianta rampicante ormai secca che sale fino alla finestra del primo piano, la parete esterna è grigio-blu, sembra abbandonata, alcuni pezzi di vernice non ci sono più e dentro è buia. Sembra una di quelle case che, a loro tempo, erano l' orgoglio della famiglia, probabilmente nobile, che vi abitava dentro, ma che ora è sostanzialmente abbandonata al suo destino. Guardando meglio vedo che sotto il portico c'è un ragazzo che armeggia con un paio di chiavi (quindi la casa non è abbandonata..!) è alto, con i capelli scuri e sembra molto magro. Oddio è quello del ristorante! Quello che abbiamo visto con extra large!
"Certo che li incontriamo ovunque!" dice Chris
"Guarda in che casa abita..."
"Wow, mi ispira tantissimo!"
"Ma va! fa gelare il sangue nelle vene... è spaventosissima!" Fingo di avere i brividi, Chris mi guarda, guarda la casa e dice "Torniamo a casa?"
"Torniamo a casa... Anche se io vorrei ancora quel caffè..."
Ci fermiamo in un bar che assomiglia al pub degli hobbit de "Il Signore degli Anelli" ordiniamo due cappuccini. Chris decide di intavolare una discussione per niente piacevole
"Com' era da vicino mr. extra large?" chiede
"Esattamente come da lontano..." decido di restare sul vago nonostante sia ormai sicura che lei abbia capito già quello che voleva sentirmi dire, io e lei siamo come telepatiche, non possiamo nascondere niente l' una all' altra
"Guarda che lo so che ti piace..." come volevasi simostrare...
"Non è che mi piace, penso solo che sia un bel ragazzo... Ma-
"Quindi ti piace..." mi interrompe lei. A questo punto è meglio dargliela vinta
"Si, fisicamente si... Ma comunque è uno sbruffone antipatico!"
Arrivano i due cappucci e paghiamo. Spero che questo faccia morire il discorso lì, ma a quanto pare Chris vuole andare avanti a parlare di extra large
"A te sono sempre piaciuti quelli un po' sbruffoni..."
"Ok, e questo da quando?"
"Mmmmh- finge di pensarci su- da sempre!"
"Forse è vero, ma comunque non mi piace..."
"Ma hai appena detto-
"Si, è bello, ma non per questo mi piace..."
Ora il discorso è finito, iniziamo a parlare dell' obeso seduto nel tavolo di fianco al nostro discutendo su chi di noi due gli assomigli di più.
Sono le cinque di pomeriggio e stò girovagando su facebook. Ok, premetto che io odio i social network. L' unica ragione per la quale sono iscritta a facebook è perchè mi ha iscritto Annamaria quando eravamo alle medie e non mi sono mai disiscritta perchè mi divertiva vedere le foto che le mie amiche, e non, si facevano da sole e perchè così potevo controllare se qualcuno metteva mie foto e minacciarlo di morte se non voleva più toglierle. Tornando a noi: sto girovagando su facebook quando la suoneria del mio cellulare sparata al massimo mi fa quasi prendere un infarto, devo ricordarmi di abbassarla o un giorno ci lascio seriamente la pelle. Rispondo senza guardare chi mi ha chiamato e sento una voce squillante che è per me impossibile non riconoscere
"Cooorbyyyyy!!! Come va???" la voce di Annamaria distorta dal telefono mi perfora il timpano
"Anmaaaryyy!!! Io bene, più o meno, tu?"
"Bene! Cos' è quel più o meno?"
"Niente di che: il lavoro mi distrugge, l' università ancora di più, siamo quasi senza soldi... Solito!"
"Bhè, tu e quella troiona di Chris preparatevi a stre bene sul serio!" Ok, se Anmary progettava di "farci stare bene sul serio" non potevamo aspettarci niente di buono...
"Cosa hai in mente An?"
"Ho già parlato con Mary, è tutto pronto! Ovviamente lei non poteva scomodarsi a chiamarvi quindi l' ho fatto io- ero sostanzialmente in ansia, nella mia testa una vocina continuava a ripetere"Niente di buono, niente di buono, niente di buono"- Hai presente il vostro esame di letteratura?"
"Si." rispondo cauta
"Allora, dovrebbe essere questo lunedì giusto?"
"Si."
"Bhè, martedì dovete essere all' aeroporto per le sei di sera!!!"
"Cosa?!?!!!"
"Si, veniamo a trovarvi!"
"Stai scherzando?"
"Si..."il mio entusiasmo viene frenato da questa risposta secca e sillabica, rimango impietrita di frone alla smentita della mia amica. Avrei dato qualsiasi cosa per vedere Mary e Ann, ma io e Chris avevamo il lavoro e spostarci era quasi impossibile.
"Ma và là banano, sono seria" l' entusiasmo riparte con il doppio dell' energia
"Ti mando i dati dei voli dopo, via messaggio... Ora passami Chris che la saluto..." sono così felice che non sento neanche l' ultima parte del discorso dato che sono persa a fantasticare su tutte le cose che potremmo fare noi quattro insieme
"Scema, guarda che parlo con te! Passami Chris!"
"Ah si, scusa, però Chris sta facendo la doccia adesso"
"Ok... allora diglielo tu e salutamela, vi saluta anche Mary! Ci vediamo martedì!"
"Si!"
Quando Anmary mette giù rimango per un momento imabambolata con ancora il telefono in mano. Appena mi riprendo salto giù dal divano e corro in bagno per dare a Chris la bella notizia.
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è capitato che mi chedessi se la colpa di tutto questo fosse mia, ma non lo è. Non posso colpevolizzarmi perchè io ho fatto di tutto, ma, come si dice, non
puoi salvare qualcuno che non vuole essere salvato.
Ma comunque non posso perdonarli, non più......e non mi interessa se sembra un controsenso perchè io so che non lo è!!! Vorrei fregarmene e andare avanti, vorrei poter raccogliere dal pavimento i pezzi e ricostruire il mio cuore, ma non ne ho la forza, non adesso, non ancora...
When the world
Però non sono solo loro, è anche tutto il resto, perchè niente va mai come avremmo bisogno che vada, niente! Neanche per una volta, neanche per sbaglio, il destino sembra continuare a remarmi contro, ad illudermi, per poi far arrivare tutte insieme le delusioni, che colpiscono senza pietà e sempre più forte, sempre più in profondo. Perchè non può mai essere abbastanza? Perchè devo sopportare tutto questo? Ho imparato molte cose nella mia vita, una delle più vere è che la vita non è giusta, non lo è mai stata e non lo sarà mai, perchè il mondo prova una sorta di piacere perverso nel vedere la gente che soffre...
Now I'm here
No more fears
Angel, don't you cry
I'll meet you
On the other side
è come se il mio cuore fosse in standbye... è inattivo, ma è ancora lì, è a pezzi, ma posso ancora contare su di lui, anche se mi sento persa in me stessa, il mio cuore dilaniato rimane il mio punto di riferimento. So che non è del tutto morto solo perchè ci sono rare volte in cui lo sento battere, quando LORO lo fanno battere... Non sono gli stessi che lo hanno fatto spegnere, sono quelli che spero lo faranno tornare a pompare il sangue nelle vene, sono quelli che mi faranno sentire viva e amata, davvero questa volta! Davvero, per una volta...
I feel you
Don't look away
Ed è la musica a darmi questa certezza...
E sono stanca di fingere, fingere che vada tutto bene, con tutti, perchè non va affatto tutto bene! Ma nonostante lo sfinimento di essere qualcuno che non sono realmente, non del tutto, so che continuerò a calarmi sul viso ogni santo giorno la stessa maschera...
Ogni giorno mi nasconderò dietro l' immagine che gli altri hanno di me, perchè ho paura che non capiscano, perchè ho paura che mi compatiscano, perchè, per quanto riguarda alcuni, non voglio che lo sappiano, perchè l' unica cosa di cui non ho paura è di dire che il resto del mondo mi terrorizza
Come to decide that the things that I triedE tra tutte le canzoni che potrebbero venirmi in mente in questo momento ce nè una che in quel casino che sono la mia anima, la mia mente e il mio cuore risuona chiara e cristallina. La canzone della mia vita, che significa ogni cosa e dà senso ad ogni cosa... Perchè nonostante tutto non ho ancora perso la speranza...